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Il riordino e l’inventariazione dell’archivio storico della Sezione di Modena dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra

L’Archivio storico della Sezione di Modena dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra è stato oggetto nel corso degli anni 2009-2010 di un intervento di riordino e di inventariazione analitica con strumenti informatici coordinato a far parte del «Progetto per gli archivi casseforti della memoria Archivi-a-Mo», promosso e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. L’intervento è stato condotto dall’archivista Enrico Angiolini per conto della società C.S.R. – Centro Studi e Ricerche di Modena.

Fino all’epoca d’inizio dei lavori l’archivio si trovava distribuito in completo disordine sopra gli scaffali metallici di uno dei locali della «Casa del Mutilato» di Viale Muratori n. 201 a Modena, in discreto stato di conservazione ma sicuramente sottoposto in passato a ripetuti scarti di documentazioni amministrativo-contabili ritenute non più utili. Compito principale dell’archivista impegnato in questo lavoro è stato quindi innanzitutto la ricostituzione dell’ordinamento originario dell’archivio, con il riordino di tutte le serie di documentazione omogenea, e quindi la loro descrizione in un inventario analitico che consentirà ai ricercatori storici di accostarsi all’archivio in maniera proficua.

Al termine di questo lavoro, si può ben dire che l’archivio storico della Sezione di Modena dell’ANMIG appare di rilevante interesse e di elevato potenziale storiografico. Già fin d’ora, attraverso questo intervento di riordino, si ha avuto modo di ricostruire le vicende dell’originaria fondazione della Sezione modenese dell’ANMIG, riscoprendo come in realtà a Modena fosse attivo fin dal 1915 un «Istituto Autonomo Provinciale pro Mutilati e Storpi di Guerra» che aveva come finalità statutarie l’assistenza ospedaliera, la rieducazione professionale e la riammissione al lavoro di chi avesse riportato invalidità in combattimento. Retta da un comitato composto dai senatori, deputati e sindaci della Provincia di Modena, nonché da rappresentanti di Congregazione di carità e Federazione provinciale delle cooperative di lavoro, tale associazione costituì il primo nucleo di aggregazione per i mutilati e invalidi di guerra modenesi, poi invitati ad aderire in massa alla costituzione di una sezione locale dell’ANMIG nazionale.

L’archivio della Sezione di Modena dell’ANMIG conserva in particolare documentazione fin dall’epoca della fondazione (1918) in tutte le sue serie principali, con particolare riguardo ai Verbali delle sedute del Consiglio Direttivo, alla Corrispondenza e alle Schede dei soci. Tali atti rendono possibile la ricostruzione tanto della fascistizzazione dell’Associazione e della sua trasformazione in veicolo di consenso e di propaganda di regime, quanto poi della sua recuperata democraticità nel dopoguerra, con le attività di tutela e di patronato degli interessi dei soci sul piano amministrativo e legale e di rivendicazione di leggi di tutela degli interessi degli associati sul piano politico. Vi sono poi carte che permettono di richiamare alla memoria anche aspetti soltanto apparentemente «minori» e quasi dimenticati della vita della Sezione, come quelle delle cosiddette «gestioni speciali» (dal monopolio della «Targazione di veicoli a trazione animale» in uso negli anni Trenta e Quaranta, alla vendita di «Targhe di benemerenza» nel 1946-1947, fino ai moderni servizi di illuminazione cimiteriale e di deposito custodito di biciclette) da cui si traevano entrate aggiuntive.

Particolarmente importante, e umanamente coinvolgente, è la serie delle Schede di soci, ovvero dei fascicoli personali degli iscritti che riassumono tutte le loro vicende, con le richieste di visite collegiali e di riconoscimenti di aggravamento di invalidità, ovvero di benefici combattentistici in termini di collocamento, di sussidi e simili: va tenuto presente che tali atti, contenendo dati riconosciuti come «sensibilissimi» dalle vigenti leggi, diverranno in linea generale via via consultabili a fini di ricerca a 70 anni dalla data di formazione del documento.

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