Partigiano dalla “pelle nera”. Storia di Giorgio Marincola.

Partigiano dalla “pelle nera”. Storia di Giorgio Marincola.

Partigiano dalla “pelle nera”. Storia di Giorgio Marincola.

Introduzione

Sono Adriano Zavatti, vice presidente dell’ ANMIG (Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra) di Modena, ed anche a nome del presidente Ezio Bompani, vi do il benvenuto a questa serata.

Quando Celso Braglia, impagabile animatore di MOXA, ci fece conoscere il libro “Razza Partigiana” ed il reading “Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo-somalo” e li lessi, fu per me una vera folgorazione: che storia straordinaria, quali incredibili sfaccettature in Giorgio Marincola, in questa figura di giovane studente dalla “pelle nera”, figlio di un italiano e di una somala, venuto in Italia proprio quando le leggi razziali stavano per scatenare il loro terribile effetto, di cui fu vittima; che scelse di dedicare tutta la sua breve, ma intensa esistenza alla lotta partigiana, nelle file di “Giustizia e Libertà”, sia a Roma, sia nel Nord Italia, con convinzione, pur tra evidenti e ancor maggiori difficoltà per il colore della sua pelle, sfidando apertamente i suoi persecutori, fino al supremo sacrificio, pur potendosi salvare, addirittura dopo la Liberazione; per quei valori e quegli ideali che gli furono ispirati dal suo professore di filosofia, Pilo Albertelli, fucilato alle Fosse Ardeatine.

Quale attualità e quali suggestioni richiama alla mente, proprio oggi, quando un becero revisionismo tenta di stendere una patina grigia sul nostro passato, non solo per riscrivere la storia, ma per tentare di recidere le radici stesse della nostra democrazia, indirizzandola a un diverso futuro o ad un inaccettabile ritorno ai fantasmi del passato.

Oggi dunque, quando i drammatici fatti della cronaca nazionale ed internazionale ci obbligano a fare i conti col nostro dimenticato passato coloniale; con la globalizzazione e con tutte le sue contraddizioni, che premono sulle nostre esistenze e sul nostro futuro, in cui l’”altro” non è più così lontano e non può essere ignorato; con masse di diseredati che presentano al mondo dell’opulenza il conto del suo non risolto rapporto con i paesi in via di sviluppo, con le loro risorse e con quelle di tutta la terra; quando è fin troppo facile cadere nella tentazione di riprodurre a casa nostra la parte peggiore delle avventure coloniali o di tentare di voltarsi dall’altra parte, alzando muri o cercando soluzioni facili solo in apparenza, anziché gettare ponti e affrontare i problemi in modo sostenibile e solidale.

Ed altro ancora, ci dice Giorgio Marincola, medaglia d’oro al valor militare, con la sua testimonianza di libertà, di giustizia, di solidarietà, di pace, di democrazia, di sacrificio: parole che sembrano uscite dal lessico familiare italiano o a cui si tenta di far assumere significati deformati e fuorvianti.

“Quelli che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo”, diceva Santayana.

E’ per questo che l’ANMIG, che, oltre ai mutilati ed invalidi, associa anche i loro figli (come me) e nipoti, per dare continuità alla testimonianza di questi valori fondanti, ha promosso questa serata, assieme a:

– Comune di Modena (Assessore Alperoli) che ha raccolto la nostra proposta

– Istituto Storico di Modena (con gli instancabili Giuliano Albarani e Claudio Silingardi e con Metella Montanari, che si è profusa nell’organizzazione di questo evento, ed ai quali si deve l’intelligente ricerca, la conservazione e la diffusione del nostro passato),

– MOXA – Modena per gli altri (col suo presidente Marco Turci), impegnata in Etiopia, sia nella promozione socio-economica, sia in quello del recupero e della restituzione della memoria storica,

– Associazione HEWO Modena

– ANPI Modena

– Associazione “Fratelli Ferengi”

– Casa delle Culture di Modena

– Addis Abeba University

La storia, di grande attualità, che gli ospiti della serata ci racconteranno, è certamente uno dei momenti più significativi nel ciclo di Semiani permanenti sulla “Storia delle occupazioni italiane fra Otto e Novecento”, che l’Istituto Storico e MOXA hanno organizzato.

Perciò il più sincero ringraziamento a Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, autori del libro “Razza Partigiana”, ed a Wu Ming 2, autore di “Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo-somalo”, appassionati ricercatori e “lettori” della storia, a cui si deve il recupero e la diffusione della figura di Giorgio Mariconcola, per il loro lavoro, per aver accettato il nostro invito e per le suggestioni che susciteranno in tutti noi.

Grazie a Giulia Bondi dell’Istituto Storico, che condurrà il dialogo con gli autori.

E’ una serata speciale, come speciali sono i protagonisti:

Carlo Costa ha studiato nella facoltà di Scienze politiche dell’università La Sapienza di Roma ed è attualmente borsista nella Scuola superiore di studi di Storia contemporanea dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Collabora con il Museo storico della Liberazione di Roma.

Lorenzo Teodonio si è laureato in fisica e da alcuni anni svolge, per passione politica, ricerche sulla Resistenza romana. Ha scritto una biografia di Massimo Gizzio e ha curato la mostra “Studenti per la libertà”. Collabora con il Centro per la Riforma dello Stato.

Due giovani, dunque, con diverse formazioni, ma entrambi impegnati nel recupero della memoria.

Wu Ming 2, al secolo Giovanni Cattabriga; Wu Ming (per esteso: Wu Ming Foundation) è un collettivo di scrittori, attivo e presente sulle scene culturali dal gennaio del 2000, provenienti dalla sezione bolognese del Luther Blissett Project (1994-1999), divenuto celebre con lo splendido romanzo “Q”. In cinese mandarino “wu ming” significa “senza nome” oppure “cinque nomi” ( infatti originariamente il collettivo aveva cinque componenti), a seconda di come viene pronunciata la prima sillaba. Il nome d’arte è inteso tanto come tributo alla dissidenza (“Wu Ming” è un modo di firmarsi frequente presso i cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà di parola) quanto come rifiuto dei meccanismi che trasformano lo scrittore in divo.

A questa scelta si lega anche la particolare posizione degli autori in ordine al diritto d’autore: tutte le opere di Wu Ming sono infatti pubblicate sotto licenza Creative Commons e dal sito ufficiale del gruppo è possibile scaricare i testi integrali, per i quali è consentita una riproduzione (totale o parziale) in qualunque formato, ed a scopi non commerciali.

Wu Ming, singolarmente o in collettivo, sono i poliedrici autori di numerosi romanzi collettivi, raccolte di racconti, romanzi solisti, saggi, fumetti, audiolibri, sceneggiature.

Infine, Giulia Bondi, membro del direttivo dell’Istituto Storico, è giornalista nell’Ufficio stampa del Comune di Modena; autrice di diversi libri, video e reportage, ha collaborato, tra gli altri, con settimanali come L’Espresso e con la RAI; ha redatto saggi storici e di memorie e testimonianze, tra cui ricordiamo quelle sulla Repubblica di Montefiorino, assieme al nonno Ermanno Gorrieri; “nomade” (come si definisce lei) nei più crudi scenari balcanici ed in altre parti del mondo. Ha vinto nel 2006 il premio “Ilaria Alpi”- sezione giovani.

Dunque, quattro testimoni di assoluto rilievo, che ci parleranno di un personaggio straordinario.

Grazie a voi tutti, che siete intervenuti, nella speranza che, nel portarvi a casa i sentimenti suscitati dall’evocazione del partigiano dalla “pelle nera”, si realizzi, in positivo, l’epigramma di Giuseppe Giusti:

”Il fare un libro è men che niente,

se il libro fatto non rifà la gente.”

Buona serata.